Intervista a Marina Heredia.
By Madriz on Friday, June 6 2008, 12:58 - Interviste - Permalink
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Lo spettacolo si è svolto in un giardinetto di olivi perduto, situato nel centro di Madrid, uno di quei posti magici nascosti nei cuori delle grandi città. Marina era arrivata da poco da Granada per uno dei molti concerti che ha programmato per quest’estate. “Quest’anno farò a meno del mare”, mi dice scherzando anche se è felicissima di lavorare e non le importa perdersi qualche bagno. Ne farà altri, ma di folle, quando il pubblico sentirà in diretta il suo ultimo disco “La Voz del Agua” (2007).
Un disco in cui trovano spazio i palos più autentici e il flamenco più audace e che inizia con “Le Madri Pazze”, un tango argentino con influenze flamenche dedicato alle nonne della Plaza de Mayo e ai desaparecidos della dittatura argentina. “Avevo ascoltato questo tango già molto tempo fa e da quando sono diventata madre ho capito che prima o poi lo avrei dovuto cantare. E arrivò l’opportunità con questo disco.”
Riconosce che nel mondo del flamenco continuano ad esserci critiche sulle mescolanze degli stili. “Le critiche bisogna accettarle, ognuno ha diritto di pensare quello che vuole, e ogni artista che si apprezzi deve saperle accettare” .
Marina e la poesia
Mi confessa anche che è innamorata della poesia, per questo partecipa a questo esperimento musicale, e che porta sempre con sé un libro di poesie di Mauricio Sotelo, grazie al quale scoprì la sua passione per i versi. “Lo porto sempre con me, è sempre pieno di note, idee, cose che mi suggerisce…” - dice pensosa.
La maturità con cui parla Marina si riflette anche nella sua musica. Non è strano se diamo un’occhiata alla sua carriera: a 13 anni già aveva registrato il suo primo disco e a 15 già aveva viaggiato in Svizzera, Francia, Inghilterra e Portogallo con artisti del calibro di Maria Pagés o “La China”. Le chiedo come una musica così popolare e difficile come il flamenco possa essere accettata fuori dalla Spagna e come qualcuno che non è spagnolo possa capire la grandezza di quest’ arte. “Come noi vediamo qualcosa nel flamenco che gli altri non vedono, allo stesso modo gli altri vedono qualcosa nel flamenco che noi non vediamo” . Mi convince e aggiunge: “Hanno un gran rispetto per il flamenco, cosa che a volte qui non succede”
Marina è contenta e serena. È la prima volta che la vedo di persona, però sono cose che si notano. Nel suo sguardo tranquillo, nelle sue risposte lente e nella sua interpretazione. È come se avesse cantato tutta la vita. Ed è proprio così.
A quelli che non possono essere presenti, Cafebabel.com offre l’ultima canzone della sua interpretazione. Un poema di Aute, note musicali alla chitarra di “El bola” e la voce di Marina Heredia sotto gli Olivi di Madrid.
Lo spazio “La musica allo Specchio” sarà aperto fino al prossimo 10 giugno nel giardino di Castillejo, nella cornice del Festival SumaFlamenca 2008.
Traduzione: Francesca Arduini
Pics e video: Fernando G. Acuña e Francis J. Cano (Flickr)
Un disco in cui trovano spazio i palos più autentici e il flamenco più audace e che inizia con “Le Madri Pazze”, un tango argentino con influenze flamenche dedicato alle nonne della Plaza de Mayo e ai desaparecidos della dittatura argentina. “Avevo ascoltato questo tango già molto tempo fa e da quando sono diventata madre ho capito che prima o poi lo avrei dovuto cantare. E arrivò l’opportunità con questo disco.”
Riconosce che nel mondo del flamenco continuano ad esserci critiche sulle mescolanze degli stili. “Le critiche bisogna accettarle, ognuno ha diritto di pensare quello che vuole, e ogni artista che si apprezzi deve saperle accettare” .

Mi confessa anche che è innamorata della poesia, per questo partecipa a questo esperimento musicale, e che porta sempre con sé un libro di poesie di Mauricio Sotelo, grazie al quale scoprì la sua passione per i versi. “Lo porto sempre con me, è sempre pieno di note, idee, cose che mi suggerisce…” - dice pensosa.
La maturità con cui parla Marina si riflette anche nella sua musica. Non è strano se diamo un’occhiata alla sua carriera: a 13 anni già aveva registrato il suo primo disco e a 15 già aveva viaggiato in Svizzera, Francia, Inghilterra e Portogallo con artisti del calibro di Maria Pagés o “La China”. Le chiedo come una musica così popolare e difficile come il flamenco possa essere accettata fuori dalla Spagna e come qualcuno che non è spagnolo possa capire la grandezza di quest’ arte. “Come noi vediamo qualcosa nel flamenco che gli altri non vedono, allo stesso modo gli altri vedono qualcosa nel flamenco che noi non vediamo” . Mi convince e aggiunge: “Hanno un gran rispetto per il flamenco, cosa che a volte qui non succede”
Marina è contenta e serena. È la prima volta che la vedo di persona, però sono cose che si notano. Nel suo sguardo tranquillo, nelle sue risposte lente e nella sua interpretazione. È come se avesse cantato tutta la vita. Ed è proprio così.
A quelli che non possono essere presenti, Cafebabel.com offre l’ultima canzone della sua interpretazione. Un poema di Aute, note musicali alla chitarra di “El bola” e la voce di Marina Heredia sotto gli Olivi di Madrid.
Lo spazio “La musica allo Specchio” sarà aperto fino al prossimo 10 giugno nel giardino di Castillejo, nella cornice del Festival SumaFlamenca 2008.
Traduzione: Francesca Arduini
Pics e video: Fernando G. Acuña e Francis J. Cano (Flickr)
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